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Scenari e prospettive dei mercati finanziari

Nonostante un 2006 in rallentamento, l'economia USA resta positiva

(28 febbraio 2007)
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Le condizioni dell’economia statunitense continuano a rimanere sostanzialmente positive, a dispetto delle
cassandre che, alla fine dello scorso anno, avevano previsto un peggioramento del quadro generale. A dicembre l’umore si era infatti deteriorato a causa della marcata debolezza di alcuni settori chiave della congiuntura, come il mercato immobiliare e gli investimenti aziendali, un quadro deludente aggravato dall’elevato costo dei prodotti energetici. A questa sommatoria di elementi poco incoraggianti si è a sua volta aggiunto, soprattutto nei mercati finanziari e nel mondo dell’imprenditoria, un clima di diffusa incertezza dovuto al sorpasso dei democratici in parlamento e alle tensioni politiche internazionali. Quando si era pronti a
temere il peggio, l’economia USA ha invece cominciato a mostrare i propri denti, riprendendo forza e suscitando reazioni di perplessità tra molti analisti.

La prima difficoltà nell’interpretazione dei dati è giunta dalle cifre relative alla crescita del PIL. Se, infatti, globalmente è aumentato del 3,5% nel quarto trimestre, superando le migliori aspettative, scorporandone le
singole voci si è invece registrata una contrazione dello 0,4% negli investimenti industriali in nuovi macchinari
ed impianti. In discesa anche le spese per software e hardware, come pure quelle per nuove costruzioni. Di
fronte al raffreddamento degli investimenti industriali e immobiliari gli economisti hanno cominciato a domandarsi se la congiuntura americana disponga o meno di altre risorse, per non finire in recessione.

In realtà, un esame più approfondito degli elementi che compongono le fondamenta dell’economia USA, come
pure segnali recentissimi di inizio anno, inducono a ritenere che il rallentamento del 2006 non sia stato il
prologo di una fase recessiva, ma solo la conseguenza di variazioni temporanee del ciclo di espansione.
Secondo un’analisi pubblicata sul settimanale Business Week, per esempio, gli investimenti in beni capitali
(capital spending) dovrebbero prossimamente ripartire a pieni regimi e trascinare di nuovo verso l’alto la
crescita economica. Alla base di tanta fiducia si pone un fattore di vitale importanza: la robustezza della domanda che, sia internamente sia esternamente, resta posizionata su livelli molto alti. Contemporaneamente,
il tasso di utilizzo della capacità industriale è tuttora elevato, gli utili in ascesa, le condizioni finanziarie e i
bilanci aziendali soddisfacenti e, non da ultimo, il prezzo del petrolio è ritornato ai valori di un anno fa.

Tre sono dunque gli elementi su cui poggia la fiducia di molti economisti: consumi, utili e capacità industriale.
La spesa al consumo, che rappresenta i due terzi del PIL, ha infatti continuato a rimanere favorevolmente impostata salendo addirittura di un consistente 4,4% nel quarto trimestre del 2006. Nello stesso tempo, le esportazioni sono anch’esse balzate del 10%. In pratica, eccezion fatta per il settore immobiliare e gli investimenti industriali, le altre componenti si sono sensibilmente rafforzate.

La propensione al consumo negli USA, inoltre, non dipende da stimoli transitori. I consumatori non spendono
perché i prezzi del petrolio si sono ridimensionati dopo i picchi della passata estate, ma questa loro
predisposizione è alimentata dalle buone condizioni del mercato del lavoro e dall’incremento dei salari. Benché a gennaio l’occupazione non sia avanzata come previsto, il clima generale è reso tranquillo dall’assenza di rischi di riduzione di personale da parte delle imprese. Il numero degli impieghi è salito di 111mila unità nel mese di gennaio, deludendo coloro che attendevano un aumento più vigoroso, ma confermando contemporaneamente che la tendenza di fondo rimane impostata verso l’alto. I consumatori, inoltre, non risentono delle tensioni politiche, verso cui, per contro, sono attualmente molto più esposti mercati e aziende.

Ciononostante, come detto, le società statunitensi hanno manifestato una robusta capacità di mietere profitti.
All’inizio di febbraio, circa tre quarti delle 500 aziende quotate nel listino dell’indice Standard & Poor’s
avevano annunciato utili in ascesa per il quarto trimestre 2006, spingendo le previsioni oltre la soglia del 10%
rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Finora, oltre il 60% delle società sta superando le stime, fornendo ulteriori spunti di incoraggiamento agli analisti. L’unico comparto che invece ha perso un po’ di smalto
nel progresso degli utili è quello energetico; ovviamente, la contrazione dai massimi del prezzo del greggio ha
ridotto i margini di guadagno delle compagnie petrolifere e delle altre aziende attive nell’erogazione di prodotti
energetici e derivati.

Le favorevoli condizioni finanziarie generali dell’imprenditoria contribuiscono, a loro volta, ad alimentare la fiducia nelle capacità di ripresa dell’economia. A dicembre, i nuovi ordinativi in beni capitali sono saliti di un solido 3,1%, interrompendo la serie di ribassi del bimestre precedente. Da questi primi accenni di risveglio, si è passati alla pianificazione vera e propria di nuovi investimenti da realizzarsi
nel corso di quest’anno, lasciando intendere che la fase di raffreddamento in quest’ambito è cessata. D’altro
canto, il basso costo dei finanziamenti e l’elevata efficienza produttiva volgono entrambi a favore di un risveglio in questo settore della domanda interna. L’importante è che le imprese statunitensi riescano veramente a trarre i maggiori vantaggi possibili, da quello che per molti rappresenta nei pronostici un periodo di nuove opportunità di sviluppo.

a cura di © Cornèr Banca SA




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