Il Rosso e il Nero: CORSI E RICORSI(09 marzo 2007)
| |
La quinta correzione del grande bull market partito nel marzo 2003 ha interessanti analogie e altrettanto interessanti differenze rispetto ai quattro precedenti episodi dell’agosto 2004, marzo 2005, ottobre 2005 e maggio 2006.
La prima analogia è nella misura della correzione. Ovviamente non sappiamo come evolverà quella in corso, ma la probabilità che, come le precedenti, rimanga al di sotto del 10 per cento sembrano buone.
La seconda analogia è nella forma della correzione, una specie di testa e spalla rovesciata. Non essendo iniziati al culto misterico dei grafici ci limitiamo a constatare umilmente affascinati e vagamente inquieti come la discesa in corso (e il rimbalzo degli ultimi due giorni) stia riproducendo come fosse un frattale la discesa e il primo recupero del maggio scorso (a loro volta quasi replica dei precedenti) cui seguirono, ahinoi, un nuovo minimo, un recupero e una ridiscesa finale al livello della prima caduta.
La terza analogia è che ogni volta, come è comprensibile, i profeti permanenti di sventura hanno avuto il loro quarto d’ora di gloria nel preannunciare con clamore la fine imminente dell’espansione e del rialzo azionario. La correzione è finita quando anche il più irriducibile degli ottimisti ha pensato almeno per un minuto che fosse davvero giunto il momento di fare penitenza e prepararsi alla prova più ardua.
Quanto alle differenze, la prima riguarda le motivazioni (in alcuni casi pure razionalizzazioni ex post) delle correzioni. Per la prima fu il temutissimo double dip, per la terza e la quarta il petrolio, mentre per la seconda e per quella in corso si deve parlare più che altro di pretesti (problemi di arbitraggio tra bond e azioni General Motors nel marzo 2005 e la borsa di Shanghai e il carry trade sullo yen questa volta).
La seconda differenza riguarda il comportamento del mercato una volta pagato il tributo di sangue richiesto dalle divinità chartistiche secondo i complessi e arcaici rituali del testa e spalla rovesciato. Dopo la prima e la seconda correzione si oscillò lateralmente per sette-otto mesi e si uscì dal torpore solo per celebrare il rialzo di fine anno. Dopo la terza e la quarta correzione, invece, una volta riavutosi il mercato continuò a correre ebbro nel vento, per sette mesi nel 2005-2006 e per nove nel 2006-2007. Abbiamo il sospetto che questa volta, dopo avere completato l’iter della correzione, ripartiremo da metà strada tra i massimi di due settimane fa e i minimi raggiunti (o da raggiungere) e da lì procederemo laterali e guardinghi per un paio di trimestri. Verso fine anno faremo il punto e se il mondo sarà ancora in piedi (un’ipotesi che lo stesso Greenspan dà generosamente al 66 per cento) ci regaleremo un rialzo commisurato all’andamento degli utili a consuntivo (il rialzo di gennaio e febbraio è stato un po’ troppo a preventivo).
La terza differenza riguarda la presenza dello zampino dei policy maker nella correzione. Non ci fu nella prima e nella terza (quella degli uragani). Fu invece presente nella seconda, evidentissimo nella quarta e per quella in corso stiamo raccogliendo le prove.
La quarta differenza riguarda gli effetti della correzione azionaria sulle altre classi di asset. Questa volta, diversamente dal maggio scorso, non c’è corsa all’oro, non c’è fuga dalle valute emergenti e c’è solo un tiepido entusiasmo per i bond. Questi tre aspetti ci sembrano molto interessanti e meritano un approfondimento.
L’oro, in tempi di bassa inflazione, si muove al rialzo o in simpatia con l’insieme delle materie prime o per effetto della liquidità abbondante e della crescita del Pil nominale globale o nei momenti in cui si avverte confusione e sbando nei policy maker. Il primo fattore ha perso da qualche mese forza propulsiva. Il secondo, che è strutturale e decisivo, permane e dà un supporto di fondo alle quotazioni. Il terzo ha giocato un ruolo nel maggio scorso, ma è completamente assente adesso.
Le valute emergenti, in generale, non sono più in una fase di bull market rampante, ma hanno raggiunto un plateau e si muovono irregolarmente, senza una direzione precisa. Alcune, come il fiorino ungherese e la lira turca, sono leggermente sopravvalutate. Il mercato lo sa e, per quanto ancora ingolosito dal carry, ha posizioni nette ragionevoli. Nel complesso il settore appare in equilibrio.
|